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		<description>Le interviste del MArteMagazine</description>
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		<title>Traid…altro che riciclo!</title>
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		<description>&lt;p&gt;LONDRA- Da Londra festeggia i 10 anni TRAID - Textile Recycling for Aid and International Development -  e il suo esempio è di grande ispirazione. Da 10 anni, infatti, recupera, ricrea e rivende abiti di seconda mano generando un meccanismo di fundraising senza precedenti che ha permesso ad oggi il finanziamento di 8 progetti internazionali di sviluppo umanitario.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E la creazione di un brand, &lt;strong&gt;TRAIDremade&lt;/strong&gt; che omaggia il connubio moda e riciclo ponendosi come vera e propria alternativa all’industria dell’abbigliamento, presente in undici punti vendita sparsi in tutta la città.&lt;br /&gt; Fuori dal classico  stereotipo di “charity”  polverose e imbalsamate nel meccanismo delle donazioni, la londinese TRAID ha sviluppato un modello di organizzazione al passo con i tempi che si inserisce a pieno titolo nella logica “win to win” dove ogni parte coinvolta e insieme benefattrice è beneficiaria: salvaguardia dell’ambiente, lotta alla povertà globale, sviluppo moda etica e artigianato tessile ringraziano.&lt;br /&gt; E per i 10 anni di TRAID, le pareti della Richard Young Gallery di Londra ci hanno raccontato, attraverso l’esposizione fotografica &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Cutting the chains&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, di uno dei tre centri di ricamo, fondato in India da Traid, per la valorizzazione del lavoro tessile domestico delle donne, qui sviluppato in un’ottica imprenditoriale. Madrina dell’evento la supermodel londinese &lt;strong&gt;Erin O’Connor&lt;/strong&gt; che ha posato insieme alle donne impegnate nel centro di Rajiv Nagar (East Delhi).&lt;br /&gt; Ma come lavora TRAID, qual è la formula di tanto successo, può essere un modello replicabile in una realtà diversa da quella inglese? A queste ed altre domande risponde &lt;strong&gt;Miss Enedina Columbano&lt;/strong&gt;, appassionata Responsabile della rete vendita e capo delle operazioni esecutive di riciclo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Circa 2 milioni di sterline allocate per 8 progetti di sviluppo su scala mondiale, 25 mila tonnellate di rifiuti tessili in meno in discarica, riduzione di 350 mila tonnellate di CO2 nell’aria, 37.000 tra bambini, giovani e adulti sensibilizzati all’importanza del riciclo, ben 11 negozi e un proprio marchio di moda. Da dove siete partiti per arrivare fino a qui?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Traid nasce nel 1999 posizionandosi  immediatamente come unica  “charity” inglese dedicata al riciclo e seguendo sin da allora le tre linee operative: attività di riciclo, attività di educazione e sensibilizzazione al riciclo e quindi alla protezione dell’ambiente, attività di sostenimento a progetti che affrontino con ottica costruttiva la povertà globale “overseas”. Siamo partiti con sei negozi ereditati da un’altra charity più la warehouse e abbiamo proseguito negli anni con grande coerenza interna che ha reso e rende ognuna delle nostre attività il riflesso, il rafforzamento e la conseguenza dell’altra. In tal modo abbiamo acquisito grande credibilità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quali sono i Paesi finora coinvolti nei progetti umanitari promossi e finanziati da TRAID e in particolare su quali aspetti dello sviluppo umanitario si concentrano?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;I progetti cui destiniamo il nostro budget presentano una costante, sono iniziative poste in essere da partner internazionali per sviluppare delle vere e proprie economie, fatta eccezione per i casi di emergenza, come il terremoto che ha colpito Haiti, per il quale siamo intervenuti con un immediata donazione in denaro. Generalmente però interveniamo con un’ottica di progettualità: in Malawi a abbiamo finanziato progetti per la costruzione e la vendita di dispositivi  solari in grado allo stesso tempo di illuminare e permettere il caricamento dei telefoni cellulari; ai training professionali in cui si mostravano i benefici dello sfruttamento dell’energia solare in termini economici, di risparmio energetico e qualità della salute (rispetto al’utilizzo del kerosene), qui come in altri paesi dell’ Africa dell’Est e del Sud America ha fatto seguito lo sviluppo di una microimprenditoria che ha installato pannelli solari su scuole, cliniche, centri aggregativi. Anche in India, in particolare in Nepal ci si sta concentrando con dei workshop ad hoc per lo sviluppo di attività legate alle energie pulite: sole, vento e acqua. Ci battiamo inoltre contro lo sfruttamento del lavoro minorile purtroppo molto impiegato nelle piantagioni di cotone del sud est dell’India e per il miglioramento delle condizioni lavorative in generale secondo standard internazionali in Africa.  A Benin, per esempio, Africa Occidentale, siamo in prima linea con una campagna anti pesticidi per la produzione di cotone organico che migliorerà le condizioni di salute dei lavoratori oltre che dell’ambiente. E sempre per restare in Africa grandi risultati sono stati raggiunti attraverso la costruzione in Kenya di scuole e asili per non parlare del gran contributo di Traid in Madagascar, con il finanziamento di parte del programma nutrizione e salute, una manna dal cielo in un contesto che si trovava a pagare la diffusione del virus HIV e gli effetti gravissimi di una crisi dovuta al cibo insalubre. Tantissima attenzione al lavoro tessile femminile “protagonista” della celebrazione del nostro decimo anniversario e testimoniato dalle foto dell’esposizione “Cutting the chains”: il centro di ricamo di Rajiv Nagar permette alle donne di lavorare nelle migliori condizioni, vedendo il loro lavoro valorizzato al massimo attraverso la vendita diretta dei propri manufatti dal centro di produzione all’acquirente, senza figure intermediarie. Le competenze di ciascuna lavoratrice vengono altresì sviluppate nel corso del tempo attraverso costanti corsi d’aggiornamento che le donne possono frequentare senza preoccupazioni, essendo il centro dotato di asili per i propri figli, come nelle realtà imprenditoriali più all’avanguardia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Da tanta passione è nato TRAIDremade, un brand che è un emblema di quanto la creatività sia il seme della vita continua, l’arma per non arrendersi, ma piuttosto della trasformazione, della ri-creazione. Chi disegna i capi TRAIDremade?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;TRAIDremade è la nostra etichetta di moda consapevole, è stata lanciata nel 2002 come fiore all’occhiello della nostra attività di “rivamping”che vuol dire riportare il prodotto in voga, renderlo nuovamente “vamp”.  Tagli, sovrapposizioni, cuciture e assemblaggi ed ecco che dalla lana di un vecchio maglione mixata alla pelle di una giacca “demodè” viene fuori una  borsa assolutamente fashion il cui valore si carica di unicità perché è assolutamente impossibile trovare una borsa uguale sul mercato. Attualmente vengono prodotte due collezioni TRAIDremade all’anno corredate di accessori e disegnate per ora da un’unica stilista, Paula Kirkwood che da Brighton ci suggerisce i tipi di stoffe e i colori su cui desidererebbe lavorare. A quel punto noi cerchiamo nel materiale raccolto e le inviamo quanto richiesto, di li a poco gli abiti così“riconfezionati” TRAIDremade vengono distribuiti in tre dei nostri negozi rispettivamente a Brighton, Brixton e Camden e da pochissimo, è possibile acquistarli anche on line sul sito &lt;a href=&quot;http://www.traidremade.com/&quot;&gt;www.traidremade.com&lt;/a&gt; il cui lancio avverrà in questi giorni portandosi dietro tutto il nostro entusiasmo. In passato abbiamo collaborato con altri stilisti, ma abbiamo riscontrato che l’etichetta non aveva una sua identita’ avendo ogni stilista una proprio stile. Ma ad oggi ti dico penso che avendo a che fare con “rejects” lo stilista deve creare e improvvisare nello stesso tempo e non escludo future collaborazioni con stilisti emergenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Puoi descriverci le fasi del “nuovo ciclo di vita” del vintage dal momento della donazione al guardaroba del nuovo acquirente?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Settimanalmente dai nostri 980 contenitori di raccolta, giungono qui presso la nostra sede operativa, trasportati dai nostri camion, tutti i beni donati, adeguatamente imballati e registrati secondo il peso e la provenienza. Ogni singolo capo passa su una pedana mobile “conveyor belt”, per essere selezionato ad opera di personale preposto, garantendo l’assoluta qualità degli indumenti destinati alla vendita in negozio. Tutto cio che non risponde al criterio qualità, viene comunque destinato ad altri partner che acquistano merce per grandi quantitativi. Ovviamente ci arriva di tutto, non solo vestiti, ma riusciamo ad incanalare quasi tutte le “risorse recuperate” e ad oggi con grande orgoglio possiamo dire di essere sempre più vicini all’obiettivo “Zero Waste” ovvero al raggiungimento di rifiuti pari a zero, poiché solo l’8% dei materiali raccolti, prevalentemente coperte, cuscini (soft forniture) non trova mercato e finisce quindi in discarica.&lt;br /&gt;Nei negozi poi, appassionati commessi talvolta con l’ausilio di volontari, si occupano dell’allestimento e della vendita degli abiti TRAID e TRAIDremade ad un clientela attenta che continuerà a far circolare il valore del capo acquistato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Considerando che i “charity shop”, specie quelli legati al recupero e alla vendita degli abiti e oggetti usati costituiscono la più diffusa quanto redditizia attività di fundraising per le ONP locali,  gli 11 punti vendita TRAID sono comunque riusciti ad emergere, ad avere una propria riconoscibilità. Merito anche della rete di partnership che avete attivato con pubs, shopping center, scuole, chiese, ma anche con i grandi marchi, degna di nota la collaborazione con il noto brand TIMBERLAND. Ce ne puoi parlare?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sì i charity shop hanno avuto un percorso storico in Inghilterra che li rende familiari alla gran parte della popolazione, il primo ad essere così definito risale al 1948 ed era destinato alla raccolta fondi  per fronteggiare l’emergenza fame in Grecia durante la seconda guerra mondiale. Da li si è fatta tanta strada, si è superata la forma “bazar” e c’è stata una differenziazione nella tipologia di merce venduta. (arredamento, book shops, vintage shops). In tale contesto Traid si fa notare, non c’è dubbio e viene riconosciuto sicuramente perché ha uno stile definito e trendy che sa parlare alle vecchie quanto alle nuove generazioni, che ha saputo usare la moda come strumento di massima diffusione di valori.&lt;br /&gt;Piccoli e grandi si sono accorti di noi ed ecco che la Timberland ci ha contattato per attivare una collaborazione a più livelli: ci forniscono resti di magazzino o merce invenduta da rivendere o rilavorare, stiamo  infatti creando una collezione di borse TRAIDremade per Timberland che verrà venduta nei loro punti vendita di Londra, all’interno del quale saranno presenti dei nostri raccoglitori dove i clienti potranno donare le proprie giacche e scarpe usate Timberland ottenendo uno sconto del 20% sui nuovi acquisti! I ricavi, attraverso Traid, sono legati in particolare al progetto sulla conversione delle industrie per la produzione di cotone organico in Benin cui ho accennato prima.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Possiamo affermare che chiunque si relazioni con voi (sia per donare che per acquistare) è sensibilizzato rispetto ai valori che trasmettete e sensibilizza.  Ma che ci dici riguardo all’ attività educativa vera e propria, come funzionano i Vostri work shop?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L’attività educativa è variegata a seconda del target: periodicamente nei nostri pdv di Shepherds Bush Camden, si tengono work shop creativi per “conscious fashion victims ” o semplicemente curiosi che hanno voglia di imparare le basi del cucito e del ricamo per “ricreare” capi provenienti dal proprio personale guardaroba. TRAIDremade insegna!&lt;br /&gt;Ma l’educazione arriva a più livelli, per le scuole elementari ad esempio esiste un vero e proprio “pacchetto” con una prima lezione teorica sul valore dei propri capi d’abbigliamento e sull’importanza del loro recupero per aiutare le comunità più povere e contribuire allo stesso tempo ad allentare il riscaldamento globale attraverso la riduzione dei rifiuti in discarica. Alla teoria segue la pratica che vede i bambini impegnati in laboratori pratici e nella raccolta, dai propri armadi, dei capi dismessi da donare a Traid. Da qui, in stretta collaborazione con i docenti, progressivamente si giunge alle università dove Traid è spesso ospite di meeting e lezioni dedicati al riciclo fino ad arrivare alla presenza presso forum internazionali di moda e costume.&lt;br /&gt;Va anche detto che il pubblico dei nostri workshop o seminari è più ricettivo rispetto al passato, la mentalità della gente sta già naturalmente cambiando, è in corso un processo di attenzione, di “rivalutazione”, di  riconoscimento del valore dei propri beni molto più forte rispetto al passato. Emblematico in tal senso il fenomeno dei “soap party” feste private che si tengono in casa, in cui ciascun invitato porta con se i propri capi dismessi ma ancora di valore per scambiarli con gli altri invitati.&lt;strong&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il mondo della beneficenza in generale è spesso tacciato di “opportunismo” e cura di un interesse personale a discapito di quello sociale che è alla base della Vostra stessa attività. Come risponde Traid alle richieste di trasparenza?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ogni dettaglio del nostro operato in termini economici è nella nostra dichiarazione dei redditi soggetta come tutte le Charity al controllo della Commissione Charity. Il 100% dei nostri proventi viene investito per i nostri obiettivi ambientali ed umanitari e più Traid cresce, più si fa alta l’attenzione, più prestiamo cura affinchè ogni aspetto della nostra attività venga comunicato nella maniera più trasparente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Enedina Columbano tanti anni fa una ragazza partì dalla Sardegna per arrivare a Londra e imparare l’inglese, dieci anni dopo la stessa ragazza dirige e coordina l’attività di dieci negozi vintage legati allo sviluppo umanitario.  Tanta strada e tanta passione, pensi che un modello simile sia replicabile in Italia?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sinceramente, credo che l’Italia funzionerebbe moltissimo come Destination Point, quindi come raccolta, collettore di abiti dismessi, mentre sono più scettica rispetto alla vendita dell’usato per una questione storica e di mentalità. Qui in Inghilterra, come accennavo, al di là dei charity shop, comprare usato è naturale, è un’abitudine consolidata e dirò di più, alle volte acquistare vintage è un vanto, perché si è ben consapevoli che dopo quell’atto di acquisto si entrerà in possesso di un’esclusiva!&lt;br /&gt;In Italia, per la gran parte della popolazione almeno, comprare usato rappresenta ancora uno stigma di povertà, e il negozio vintage “cool” rappresenta una nicchia. A Londra i negozi vintage sono numerosissimi e alcuni di essi hanno raggiunto livelli di notorietà e prestigio degni delle più rinomate boutique.&lt;br /&gt;Ad ogni modo se è vero che la mentalità rispetto alla riduzione degli sprechi e all’attenzione all’ambiente sta cambiando un po ovunque nulla è da escludere, nel frattempo noi continueremo a lavorare, e a seminare i nostri valori con la passione di sempre e anche di più!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Marina Brudaglio&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;(Foto di Rufus Exton)&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
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		<title>La penombra sottile de Gli Ex</title>
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		<description>ROMA- &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Canzoni della Penombra&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; è l’album di esordio de &lt;strong&gt;Gli Ex&lt;/strong&gt;, gruppo dai ritmi incandescenti che ha scelto di commissionare musica e letteratura in uno sbalzo poetico che, alla fine, rende tutto il progetto molto interessante e decisamente innovativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 

&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Per parlarne un po’ ci siamo incontrati in una fredda mattina proprio con &lt;strong&gt;Valerio Corzani&lt;/strong&gt;, penna e basso tinozza (ma non solo) del gruppo, che ci ha parlato un po’ di sé e della Penombra. Sentiamolo…&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Innanzitutto Valerio complimenti per il lavoro del progetto Canzoni della Penombra. Mi ha incuriosito questo sottolineare la penombra come il momento in cui la parte più oscura delle persone esce fuori. Perché?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Perché è un momento particolare: ancora non è notte, il giorno non è finito, è un momento in cui i contorni non sono ben definiti. Mi è venuto da pensare che è il momento in cui uno fa le cose che non ha il coraggio di fare quando tutto è più “chiaro”, più definito. Di solito si attribuisce questo tipo di istinto alla notte, in realtà i momenti ambigui, quando va fuori di testa, sono questi: quando cambiano le stagioni, anche quelle della vita, è in quei momenti lì, secondo me, che uno prende la palla al balzo ed uccide il vicino, per esempio.&lt;br /&gt; E poi questo è un pretesto visto che avevamo dei personaggi che popolavano sia le canzoni che i racconti che erano sempre gli stessi e questo tipo di tattica ci è servita a tirarli fuori.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Sia le canzoni che i racconti sono popolati personaggi “schizzati”: assassini, folli, sanguinari, ma che in realtà sono persone normali. Secondo te cosa c’è di nascosto in questi personaggi, perché arrivano a commettere i loro efferati delitti?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Guarda, io sono un ottimista e mi piace semplicemente pensare che sia nella natura delle cose e non una perversione. C’è un raccontino brevissimo che dice: “&lt;em&gt;Ogni matita ha un temperino che la uccide a poco a poco&lt;/em&gt;” e penso che anche per le persone sia così. &lt;br /&gt; Il fatto che vengano fuori un po’ da tutte le parti questi omicidi è una piccola giustificazione e questo perché non ho voluto raccontare una periferia disagiata e sofferente, o almeno non solo di queste cose.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Insomma una panoramica della società: come dire che c’è un Dottor Jeckyl ed un Mr Hyde ovunque?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Sì da ogni parte si trova qualcuno che ha voglia di tirare fuori uno stiletto o un bisturi, se vai a ben vedere…&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Per quanto riguarda il progetto letterario mi ha colpito il fatto che i racconti siano sempre abbastanza concentrati. E’ come se il dono della sintesi si ampli in maniera trasversale coprendo con una frase molteplici significati. Tiri delle stilettate feroci, alle volte…&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; E’ la mia vena un po’ sadica. E l’ironia. Un pò come Buscaglione con i suoi gangster sfigati. Queste cose mi portano sempre alla mente che c’è un sacco di gente in giro così. Basta sedersi ad un tavolino e lo spettacolo comincia. Mi piace guardare la gente e da lì inventare delle storie.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;”&lt;em&gt;Certe donne non lo reggono proprio l’arsenico…&lt;/em&gt;”.&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;I tuoi personaggi sembra sempre che stiano davanti ad un giudice a raccontare i reati commessi, ma con l’intento di giustificarsi come colpevoli, ma estranei alla volontà dei fatti.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt; C’è un po’ di fatalismo esistenziale in tutto questo. A volte accade l’inevitabile, altre volte si tratta proprio di una forma di aggregazione nel delitto: il gruppo è quello che dà la forza a tutti, no?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Per tornare alla matita citata in precedenza, qual è il temperino che consuma te?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Probabilmente lo star fermo. E infatti sono incorreggibilmente nomade. C’è una legge della Fisica con cui solidarizzo che dice: un oggetto che si muove non affonda mai. Certo non è una regola che voglio applicare al mondo intero, però per la mia creatività e la mia incolumità è meglio che io mi muova molto.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Senti, ma perché “Ex”? Perché avete suonato con altri gruppi e poi siete diventati ex o piuttosto perché siete ex di qualcos’altro?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Ho scelto io questo nome, pensando alle storie artistiche passate che avevamo avuto, anche se sono storie di vita che a volte ancora ritornano, però &lt;strong&gt;Gli Ex&lt;/strong&gt; mi piaceva perché è un termine che puoi adattare a tante cose, comprese insegne pericolose come lo stalking, tanto è vero che uno dei nostri slogan è: “&lt;em&gt;Da un Ex puoi aspettarti di tutto&lt;/em&gt;”. Ovviamente noi lo intendiamo in senso musicale, visto il nostro essere così famelici delle curiosità sonore, però rimane questo doppio binario.&lt;br /&gt; E comunque “&lt;em&gt;un Ex è per sempre&lt;/em&gt;”…&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Il vostro genere musicale di suo è già una misticanza (&lt;em&gt;la patchanka&lt;/em&gt; n.d.r.), poi voi definite la vostra musica “stradaiola”, perché?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Tutto è cominciato con me, Massimiliano e Frei che abbiamo sentito l’esigenza di suonare ancora dal vivo, soprattutto io che avevo staccato un po’ la presa. Così ci siamo trovati a ricominciare in un modo davvero “stradaiolo”, in situazioni a volte davvero comiche e in più senza porci l’obiettivo di arrivare a suonare in dei posti deputati ai concerti. Ricordo che il primo concerto che abbiamo fatto, a Cesena, era in un locale in cui eravamo posizionati sul percorso per andare in bagno: da un lato basso batteria  e cantante e dall’altra il chitarrista, in mezzo tutta la povera gente che doveva andare al cesso, davvero comico! Abbiamo suonato anche in una specie di scala…&lt;br /&gt; Tutte queste esperienze sono servite per amalgamarci meglio come musicisti. Dall’altra parte poi c’è anche questa cosa della patchanka che nasce un po’ anche delle nostre esperienze precedenti. Abbiamo iniziato swing con le cover di Buscaglione che ha quell’atmosfera noir ironica che un po’ ci contraddistingue ancora, ma poi come musica siamo andati a pescare dalle nostre esperienze precedenti (ed è qui che escono fuori Gli Ex…), soprattutto io e Massimiliano che per la prima volta abbiamo cominciato a scrivere insieme i pezzi. Con trip sonori che vengono anche da molto lontano, come dal confine tra Stati Uniti e Messico (Los Lobos e compagnia bella). Noi veniamo dal confine tra Toscana ed Emilia, non è proprio la stessa cosa, però…come dire, i posti di confine hanno forse lo stesso tipo di dinamica sonora.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Le collaborazioni che ci sono nel vostro disco mi hanno richiamato alla mente una convinzione: le collaborazioni servono a pescare all’interno di ognuno qualcosa di diverso arricchendo così il proprio patrimonio. Il passato così in qualche modo diventa futuro e si trasforma. Parlami un po’ dei vostri ospiti e di come vivete voi queste collaborazioni…&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Sono dei regali. In questi casi, come immaginerai, non ci sono ingaggi con cachet. Tutto nasce dalla voglia di rendere partecipe qualcuno del progetto e dalla stima che nel frattempo è nata nei suoi confronti.&lt;br /&gt; Dall’altra parte ogni collaborazione ha una storia diversa. Con Luca dei &lt;strong&gt;Mau Mau&lt;/strong&gt;, conta molto il legame che io ho con lui dal tempo in cui suonavamo insieme. Con &lt;strong&gt;HER&lt;/strong&gt; la conosciamo da quando suonava nei Nidi d’Arac, e avevamo suonato con lei da prima del disco, anche se poi la sua collaborazione al progetto è stata davvero fondamentale in un paio di pezzi che altrimenti sarebbero stati completamente diversi. Alcune canzoni si adattano molto ad alcuni colleghi con cui c’è anche un legame di amicizia e da lì a proporre il passo è breve. In alcuni casi la vicinanza geografica ha anche dato una mano.&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;&lt;br /&gt; Che mi dici della vostra partecipazione al Tenco 2009?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Bè è stata la chiusura positiva di un cerchio. Noi la scorsa estate abbiamo fatto davvero un tour de force per chiudere il disco, perché entro la metà di settembre dovevamo consegnare il master all’organizzazione. Non potevamo già più partecipare come concorrenti, ma come ospiti sì. E abbiamo avuto modo così di spiegare anche il progetto che è un po’ particolare. E’ stato un altro passo in avanti, venuto bene, come stiamo facendo da qualche tempo a questa parte. E poi il palco del Tenco è un luogo in cui ti senti davvero valorizzato e rispettato come musicista, oltre al fatto che è un proscenio davvero importante in Italia, l’unico, anche se condivide la struttura con un altro Premio che proprio in questi giorni sta facendo parlare. A Sanremo le dinamiche sono sempre le stesse, ciò che si vede è imbarazzante, io negli anni mi sono creato una certa integrità artistica, il gruppo e la nostra musica hanno una personalità e a certi compromessi non voglio scendere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Progetti futuri oltre ai live che immagino serviranno a promuovere il disco?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Esistono dei progetti che non hanno bisogno di una verifica live permanente come la nostra. Noi in realtà siamo sempre in tour, anche se il mercato concertistico italiano in questo momento storico non ti consente realmente di stare in tour. Noi abbiamo bisogno di suonare, perché abbiamo visto che riusciamo a presentare uno spettacolo che funziona, anche in maniera abbastanza trasversale, perché abbiamo avuto esperienza sia da “bolgia capodannesca” che belle esperienze teatrali.&lt;br /&gt; Finora le date ce le siamo gestiti da soli, dobbiamo invece organizzarci con un booking serio. Nel settore in questo momento ravviso una certa indolenza.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Grazie Valerio della tua disponibilità e un ultimo complimento per la grafica del cd-libro: si sposa benissimo con tutto il progetto definendo anche la parte visiva del percorso.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; In questo il nostro unico merito è di aver ingaggiato &lt;strong&gt;Pablo Echaurrèn&lt;/strong&gt;, che ha letto il libro, ascoltato le musiche ed ha tirato fuori queste tavole che hanno esattamente la giusta dose di noir losco, ma senza mai divenire cupo. Pablo è riuscito a creare queste immagini un po’ fumettistiche , con tutte le cose truci di cui si parla, ma senza la sensazione “di cappa”, solo un loop criminale…anzi abbiamo anche le magliette ora con il coltello di Pablo e la frase iniziale di Ramirez Macaluso: “&lt;em&gt;Non sono qui per farmi degli amici&lt;/em&gt;”. Perfetto in molte situazioni, no?!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; In attesa di ricevere la maglietta e di vedere dal vivo di nuovo a Roma &lt;strong&gt;Gli Ex&lt;/strong&gt;, salutiamo &lt;strong&gt;Valerio Corzani&lt;/strong&gt; e ci avviamo verso la porta del bar per rientrare a pieno titolo nel freddo di febbraio: ma esistono donne che lo reggono bene l’arsenico? Mi domando. Chissà…&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;em&gt;Edyth Cristofaro &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;/em&gt;</description>
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		<title>Agave di Cristallo</title>
		<link>http://martelive.it/martemagazine/martemagazine-interviste/5847-agave-di-cristallo</link>
		<description>&lt;p&gt;LERICI- Nel mondo cinematografico, le sceneggiature sono la parte più importante di una pellicola e non si può confutare l'importanza del contenuto, della storia e dei dialoghi che caratterizzano i nostri protagonisti più amati: inutile dire che ad ognuno di noi è rimasta impressa almeno una frase, del nostro film preferito o di quei soliti cult che si protraggono con la memoria di un monologo simbolico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Potremmo ricordare il bellissimo monologo di &lt;strong&gt;Rutger Hauer&lt;/strong&gt; in &lt;em&gt;Blade Runner&lt;/em&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;o le parole finali di una bravissima &lt;strong&gt;Giovanna Mezzogiorno &lt;/strong&gt;ne &lt;em&gt;la  Finestra&lt;/em&gt;&lt;em&gt; di Fronte&lt;/em&gt; di &lt;strong&gt;Ferzan Ozpetek&lt;/strong&gt;, senza contare la meravigliosa pellicola &lt;em&gt;Casablanca&lt;/em&gt;, di &lt;strong&gt;Michael Curtiz&lt;/strong&gt;, con un &quot;&lt;em&gt;Avremo sempre Parigi&lt;/em&gt;&quot;.&lt;br /&gt; Impossibile classificare tutti i dialoghi preferiti, essendo solo citazioni che si perdono nel tempo e si mescolano irrimediabilmente tra loro, per ricordarci cosa è stato e cosa, probabilmente, verrà dopo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tuttavia &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Agave di Cristallo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, attualmente l'unica rassegna cinematografica al mondo, che premia i Film per la qualità dei dialoghi, è quella manifestazione che rende onore alle sceneggiature dei film più amati.&lt;br /&gt; Questo premio cinematografico nasce da un'idea dello spezzino &lt;strong&gt;Stefano de Martino&lt;/strong&gt; (già veterano come autore del &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Premio Lunezia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, ovvero un tributo al valore musical-letterario delle canzoni italiane), che ha ambientato il tutto nella città di Lerici, perla del levante ligure, rendendolo così un vero e proprio patrimonio culturale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La rassegna, nata nel 2005, si è protratta fino ad adesso, senza mostrare la minima intenzione di arrestarsi. Svolgendosi quasi sempre alla fine del mese di Maggio, &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Agave di Cristallo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, sta destando non poco interesse nel mondo cinematografico italiano, con la speranza di farsi anche notare a livello internazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo è uno dei tanti obiettivi, che a detta di molti critici e appassionati, è destinata a possedere sia prestigio che popolarità nel corso del tempo.&lt;br /&gt; Il premio, l'&lt;em&gt;Albo D'oro&lt;/em&gt;, si è sempre suddiviso tra: “Miglior Film Straniero per la qualità dei dialoghi”, “Miglior Film Italiano per la qualità dei dialoghi” e “Miglior Film Italiano tratto da un romanzo”. Nel corso degli anni si sono aggiunti a questi anche la sezione per la “Qualità dei dialoghi comici”, sia per Miglior Film straniero che Italiano, insieme a dei Tributi che in passato sono stati resi a &lt;strong&gt;Gianni Minà&lt;/strong&gt; per i dialoghi del Film &lt;em&gt;In viaggio con Che Guevara&lt;/em&gt;, e a &lt;strong&gt;Dino Risi&lt;/strong&gt; per la sua carriera nei dialoghi del film &lt;em&gt;Il Vedovo&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La categoria “Sequenze indimenticabili”, ha visto il tributo a &lt;strong&gt;Piero de Bernardi &lt;/strong&gt;per i dialoghi del film di &lt;strong&gt;Segio Leone&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;C'era una volta in America&lt;/em&gt;, senza dimenticare il premio alla carriera a &lt;strong&gt;Mario Monicelli&lt;/strong&gt; e il premio speciale a &lt;strong&gt;Pupi Avati&lt;/strong&gt; per i dialoghi de &lt;em&gt;Il cuore altrove&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt; Tanti artisti hanno partecipato, dunque, alla rassegna di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Agave di Cristallo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; e altri si aspettano lungo la via che vi si prospetta: a Maggio 2010, per la sesta edizione, la direzione artistica sarà curata da&lt;strong&gt; Kyara Van Ellinkhuizen&lt;/strong&gt;, attrice, regista, produttrice, presentatrice e giornalista. Ci saranno due sezioni diverse, una riguardante il cinema che ha avuto un grande successo al box office e l'altra riguardante il cinema indipendente, ma per i film candidati e le novità del Festival, che a quanto pare quest'anno si renderà ancora più internazionale, resta tutto avvolto in un alone di mistero.&lt;br /&gt; Per noi l'assessore alla cultura di Lerici, &lt;strong&gt;Pamela Misuri&lt;/strong&gt;, racconta qualcosa di questa manifestazione più unica che rara.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Agave di Cristallo si classifica come una manifestazione unica nel suo genere. Come è nata esattamente l'idea?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Questo premio cinematografico nasce da un'idea dello spezzino Stefano De Martino, già autore del più antico Premio Lunezia (Aulla - MS -) tributo al valore musical-letterario delle canzoni italiane. L'Agave di Cristallo è patrimonio culturale della Città di Lerici (SP) , perla del levante ligure.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;E' stato detto, in una convenzione fra Stefano de Martino e il Comune di Lerici, che per almeno cinque anni l'Agave di Cristallo sarà patrimonio della città di Lerici. Questo significa che la rassegna potrebbe modificare il luogo di svolgimento?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;La rassegna, nata nel 2005, è ricorrente alla fine del mese di Maggio, sede dell'evento il Teatro Astoria di Lerici. Pur essendo di recente istituzione, l'Agave di Cristallo sta destando molto interesse nel mondo cinematografico italiano e proprio per questo il Comune di Lerici vi ha investito molto. Riteniamo quindi che essa debba rimanere patrimonio culturale di questa città, nell’ottica di fare della cultura anche un ottimo veicolo promozionale del territorio.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Immagino che sia bello vivere una rassegna unica al mondo. Che aria si respira all'interno di Agave di Cristallo?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;L’aria che si respira è del tutto analoga a quella di manifestazioni simili: c’è frenesia, entusiasmo, attesa, curiosità…&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;E' importante dare un giusto spazio alle frasi celebri che hanno fatto la storia del cinema, dato che i dialoghi sono l'essenza dei film. Secondo lei questa manifestazione potrebbe elevarsi, grazie alla sua particolarità, fino alle premiazioni cinematografiche più importanti, quindi raggiungere l'obiettivo primario?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Speriamo che ciò avvenga, del resto le qualificate presenze presenze delle ultime edizioni, cito per esempio &lt;strong&gt;Dino Risi &lt;/strong&gt;(2007), &lt;strong&gt;Liliana De Curtis&lt;/strong&gt; figlia del grande &lt;strong&gt;Totò&lt;/strong&gt; (2006), &lt;strong&gt;Ugo Gregoretti&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Pupi Avati&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Ettore Scola&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Citto Maselli &lt;/strong&gt;(2008), &lt;strong&gt;Lina Wertmuller &lt;/strong&gt;(2009) testimoniano dell’alto valore della rassegna. Ma credo soprattutto   che il riscontro ci sia anche guardando alle nuove generazioni di dialogisti e sceneggiatori.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Cosa ci può dire riguardo le ultime edizioni? Crede che in quanto a numero ci siano stati dei riscontri positivi?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Certamente, la stabilità della rassegna e la qualità ne hanno fatto un appuntamento imprescindibile per molto pubblico.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Durante le cinque edizioni abbiamo assistito alla presenza di personaggi importanti come Dino Risi, Mario Monicelli, Pupi Avati e Lina Wertmuller. Come è stato l'incontro con questi artisti e il loro approccio verso la rassegna di Agave?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Da un punto di vista culturale, l’incontro con i grandi maestri, gli ambasciatori della cultura italiana nel mondo, non ha potuto che onorare la nostra città e, da un punto di vista strettamente personale, permettete, mi ha profondamente colpita ed emozionata.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Come patrimonio culturale, gli abitanti di Lerici rispondono bene alla manifestazione?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Sì, ogni anno cresce l’attesa per l’evento clou della rassegna, la serata della premiazione con gli ospiti; non ancora perfettamente a punto, credo invece, sono le serate preparatorie sulle quali si deve ancora centrare l’obiettivo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;E i luoghi allestiti per la rassegna, soprattutto la mostra Fotografica al Castello di Lerici, come sono organizzati?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;I luoghi deputati sono, come già detto, il Teatro Astoria,  ed il Castello. Entrambi fanno parte del patrimonio artistico del comune di Lerici e rispondono bene alle esigenze di allestimento sia del festival che delle manifestazioni collaterali.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;C'è qualche artista in particolare che si desidererebbe avere all'interno della manifestazione?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Guardi, non vorrei far torto a nessuno. Personalmente mi piacerebbe guardare sia alle nuove generazioni  di cineasti che ai nomi di coloro che hanno fatto grande il nostro cinema nel passato.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Qualche previsione per la sesta edizione di Agave? possibili ospiti o novità all'orizzonte?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Nessuna novità ancora, del resto il patron De Martino è uso giocare con la suspence, come ben si conviene ad un clima cinematografico.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;E se ci lasciasse con una bella citazione cinematografica da lei preferita?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Nessuna citazione in particolare, alcuni film hanno accompagnato la mia storia personale, altri hanno scandito il tempo collettivo, gli uni e gli altri mi hanno arricchito, divertito e fatto crescere, così come credo sia avvenuto per tanti e perciò dovrei fare un elenco più che una citazione, fatemi pensare, da dove cominciare? ...&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;em&gt;Alessia Grasso&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
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		<dc:date>2010-02-10T07:38:50+00:00</dc:date>
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		<title>Cielo: spettacolo per un corpo sonoro ed una voce danzante</title>
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		<description>&lt;p&gt;BARI- &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Cielo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;: due grandi artisti, due animali da palcoscenico per un caleidoscopio di emozioni. Arrivano a Bari, nella tradizionale location per l’arte di innovazione, il &lt;strong&gt;Teatro Kismet OperA&lt;/strong&gt;, lo scorso &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;6 febbraio.&lt;/span&gt; Una Turci graffiante, dolce, vibrante con un pathos emotivo palpabile, percepibile a pelle.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Paola Turci&lt;/strong&gt; nella gola nasconde un’orchestra: è abile, con la sola forza del timbro vocale, a dar vigore ad un repertorio suggestivo che spazia da quello storico dell’artista a cover di &lt;strong&gt;De André&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Ferré&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Modugno&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Veloso&lt;/strong&gt;, in un confronto difficile ma impeccabile. Canta a cappella o si accompagna alla chitarra, dimostrando notevole perizia anche con l’ausilio dello strumento. Esplode in una musicalità notevole, capace di dar vita all’idea di musica nella sua accezione più alta, attraverso il solo vigore della sua arte: lei canta, suona e basta lei a colorare le note, tutto è ridotto all’essenziale. Domina l’essenza, in questo scorcio di Cielo.&lt;br /&gt; Cosa chiedere di più ad un artista? Magari un camaleontico interlocutore che assommi in sé l’espressività del movimento, la mimica e l’ironia di un grande attore? Ecco &lt;strong&gt;Giorgio Rossi&lt;/strong&gt;!&lt;br /&gt; Della vitalità del personaggio, dell’artista ritrovo dinanzi il serafico sorriso di un amabile e disponibile interlocutore, che con noi parla della nascita e dello sviluppo di questo imperdibile spettacolo, non escludendo una limpida messa a fuoco sul confronto tra mondo odierno e “operatore di settore”.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Partendo dalla scelta del titolo del Vostro lavoro, &lt;em&gt;Cielo, spettacolo per un corpo sonoro ed una voce danzante&lt;/em&gt;: come approdate all’idea della sinestesia, com’è nata questa contaminazione?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;E’ nata dal fatto che io ho visto Paola “danzare” nel suo canto e ne sono rimasto affascinato. Ho lavorato per poterla contattare – ho impiegato più di un anno per avvicinarla – e quando finalmente ci sono riuscito le ho parlato del mio proposito di danzare per lei che canta. A lei è sembrata un’idea molto bella. Ho danzato per lei e ne è rimasta entusiasta: così è nato &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Cielo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Quindi tutto è iniziato per una Sua iniziativa?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Sì, lei non mi conosceva, ma io conoscevo lei. L’ho sentita cantare e ne sono rimasto davvero colpito: allora l’ho cercata. Lei in seguito è venuta a trovarmi a Cortona e allora ho potuto mostrarle dei miei lavori; per esempio, il pezzo che ballo senza l’accompagnamento musicale all’inizio dello spettacolo: Paola ne è rimasta subito commossa e ha approvato il mio progetto di collaborare insieme. &lt;br /&gt; Pian piano abbiamo contattato le organizzazioni di vari festival musicali. Tra questi, il festival di musica jazz, che si svolge in provincia di Reggio Calabria, a Roccella Ionica (&lt;em&gt;Roccella Jazz festival - Rumori Mediterranei&lt;/em&gt;; N.d.R.). La commissione ha valutato positivamente la nostra proposta e abbiamo debuttato in quella occasione. Successivamente abbiamo spedito video dello spettacolo al fine di promuoverlo e farlo conoscere e, ad oggi, sono tre anni e mezzo che lo realizziamo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Si tratta, comunque, di uno spettacolo molto particolare: pensa sia “di nicchia”?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;No, l’abbiamo fatto anche nelle piazze dove c’erano due, tre mila persone ed è andato benissimo. E’ chiaro: non è il concerto canonico, non è uno spettacolo da “tifo da stadio” però delle volte abbiamo fatto delle repliche che hanno ricevuto ampio riscontro, l’entusiasmo della gente.&lt;br /&gt; E nonostante la calca, i flash fotografici, i rumori attorno, io e Paola restiamo concentrati su noi due: con tranquillità, ci ascoltiamo l’un l’altro e andiamo avanti per la nostra strada…E lo spettacolo funziona! Poi c’è a chi piace di più, a chi piace di meno. E’ certo che non si tratti di un lavoro usuale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Effettivamente è insolito l’accostamento della danza al solo canto vocale. E poi Lei non funge da semplice accompagnamento così come scelta di “utilizzare” la voce di Paola non è solo un espediente strumentale…&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Assolutamente no! &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;E’ come se Vi deste forma l’un l’altro. O sbaglio?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Certo. Abbiamo messo insieme le nostre esperienze. Ad esempio, la canzone “Preghiera in gennaio” di De André che Paola canta nello spettacolo, la utilizzavo già in un mio assolo, &lt;em&gt;Alma&lt;/em&gt;. Ho chiesto a Paola se volesse cantarla e ha accolto con assoluto entusiasmo la mia proposta. Quella, per esempio, gliel’ho proposta io; altre, invece, le ha proposte lei.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Insomma avete collaborato anche nella scelta del repertorio da proporre…&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Sì, abbiamo condiviso il nostro repertorio: io ho messo a disposizione il mio bagaglio e lei il suo. Abbiamo condiviso: ed è nato &lt;em&gt;Cielo&lt;/em&gt;! &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Lei prima citava &lt;em&gt;Alma&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;(da testi di &lt;em&gt;Pavese&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Neruda&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Merini&lt;/em&gt;; N.d.R.)&lt;strong&gt;: quest’opera, ad esempio, con altre quali La &lt;em&gt;Favola Esplosa&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;(ispirata alle &lt;em&gt;Fiabe italian&lt;/em&gt;e di &lt;em&gt;Calvino&lt;/em&gt;; N.d.R.)&lt;strong&gt;, oppure con &lt;em&gt;E d’accanto mi passano femmine&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;(dedicata a &lt;em&gt;Pavese&lt;/em&gt;; N.d.R.)&lt;strong&gt;, fanno riferimento costante al mondo della letteratura…&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Sicuramente c’è un rapporto stretto tra la vita che vivo, le cose che leggo e che vedo, il mondo che incontro. Penso a miei spettacoli come &lt;em&gt;Piume&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Gli scordati&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Balocco&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;E la tua veste è bianca&lt;/em&gt;… Io sono molto legato alla poesia: ho lavorato con le poesie di &lt;strong&gt;Pavese&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Neruda&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Ungaretti&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Quasimodo&lt;/strong&gt; e tanti altri. Recentemente ho fatto uno spettacolo per bambini dove, per esempio, utilizzo testi del contemporaneo &lt;strong&gt;Erri De Luca&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;E cosa mi dice, invece, dell’esperienza cinematografica con Bertolucci?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Si ho avuto un’esperienza con &lt;strong&gt;Bertolucci&lt;/strong&gt;, con la compagnia (&lt;em&gt;Sosta Palmizi&lt;/em&gt;; N.d.R.). Abbiamo realizzato delle coreografie per il film &lt;em&gt;Io ballo da sola&lt;/em&gt;, con &lt;strong&gt;Liv Tyler&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Operando un bilancio, oltre ad essere protagonisti dell’Arte, ne siete anche grandi fruitori…&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Paola è una grande lettrice, è una grande amante della letteratura. Ha anche scritto un libro, recentemente (&lt;em&gt;Con te accanto&lt;/em&gt;, Rizzoli; N.d.R.). Io, invece, prediligo maggiormente la poesia e amo molto anche la pittura. Leggo comunque meno di quanto faccia Paola: spesso e lei a consigliarmi nelle letture!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;In prima persona vi siete espressi ed esposti a favore del ruolo attivo dell’artista nella società. Tra l’altro, avete recentemente contribuito ad un progetto in favore del Vietnam della onlus &lt;em&gt;Ucodep&lt;/em&gt;, sostenete la &lt;em&gt;Fondazione  Rava&lt;/em&gt; per la “questione di Haiti”… &lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Paola ha viaggiato molto ad Haiti proprio con la &lt;em&gt;Fondazione Rava&lt;/em&gt;. Insieme abbiamo realizzato dei concerti con la partecipazione di &lt;em&gt;Amnesty International&lt;/em&gt;, di &lt;em&gt;Ucodep&lt;/em&gt; e altre organizzazioni a scopo benefico.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Lei, con la Sua associazione &lt;em&gt;Sosta Palmizi&lt;/em&gt;, si è impegnato anche contro i tagli governativi alla cultura. Vista la situazione contingente di crisi, oggi, confida ancora nell’idea che l’Arte possa essere veicolo privilegiato nella comunicazione, anche politica e sociale? Pensa che l’artista possa ancora avere la valenza del “vate”?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Assolutamente sì. Il problema è che ci stanno annientando, stiamo sparendo, siamo in via d’estinzione. Se pensiamo al fatto che a teatro venga pochissima gente in rapporto al numero della popolazione italiana: gli spettatori non superano il tre, quattro per cento della totalità. Oltretutto, nell’ambito sperimentale, la partecipazione è ulteriormente ridotta.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Pensa ad un potenziale ritorno al “classico”?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Ho sempre lavorato nella danza contemporanea…&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Eppure il suo lavoro sembra evolversi oltre lo stesso mondo della danza contemporanea…&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Oh, esagerata! Anzi io sono già “classico” nel mio mondo!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La sua modestia attenua quel velo di malinconica calato durante la conversazione per un destino poco roseo e difficile per i lavori artistici. Eppure il sorriso di questo magnifico danzatore ci lascia almeno sperare che, anche in futuro, tanti personaggi così tenaci possano costellare e far brillare il palcoscenico italiano. Chapeau!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prossime date del Tour:&lt;br /&gt;- &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;26 febbraio 2010&lt;/span&gt;, Civitanova Marche (Mc), Teatro Caro &lt;br /&gt; - &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;04 marzo 2010&lt;/span&gt;, Taranto (Ta), Tatà/Teatro Crest&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;a href=&quot;http://www.teatrokismet.org/&quot;&gt;www.teatrokismet.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href=&quot;http://www.paolaturci.org/&quot;&gt;www.paolaturci.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href=&quot;http://www.sostapalmizi.it/&quot;&gt;www.sostapalmizi.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;em&gt;Giovanna Lodato&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
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		<dc:date>2010-01-27T08:21:17+00:00</dc:date>
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		<title>Il Labirinto dei Freaks</title>
		<link>http://martelive.it/martemagazine/martemagazine-interviste/5659-il-labirinto-dei-freaks</link>
		<description>&lt;p&gt;&quot;&lt;em&gt;C'è un male, il più grande, capace di ispirare meno pietà nelle persone che lo pongono: la gelosia&lt;/em&gt;&quot;, la prestigiatrice Salomè in combutta con Sansone il forzuto, cercherà di sedurre ed ingannare Marcel il nano, con lo scopo di impossessarsi delle sue ricchezze, all'interno di una visione contorta e surreale che è il &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Museum of Wonders&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Avevamo già intervistato &lt;strong&gt;Domiziano Cristopharo&lt;/strong&gt; per la sua prima pellicola intitolata &lt;strong&gt;&lt;em&gt;House of Flesh Mannequins&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (attualmente in corsa al Festival &lt;em&gt;A Night of Horror&lt;/em&gt; a Sidney) e adesso, dopo un anno, ritorna fra noi per raccontarci in esclusiva i retroscena della sua nuova opera: &lt;strong&gt;&lt;em&gt;The Museum Of Wonders&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Bizzarra ed attraente, la pellicola di Cristopharo si presenta in tutta la sua magnificenza (per i Trailers c'è il sito ufficiale http://www.themuseumofwonders.com/), lasciandoci addentrare in un mondo di &quot;Freaks&quot;, Lune parlanti e donne barbute.&lt;br /&gt;In anteprima il 3 e 4 marzo presso il Casale della Cervelletta, &lt;em&gt;The Museum of Wonders&lt;/em&gt; apre le porte del mistero a noi del MarteMagazine, attraverso le parole del suo cantastorie...&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Ben ritrovato Domiziano, il 3 e il 4 Marzo verrà presentato il tuo nuovo film, &lt;em&gt;The Museum Of Wonders&lt;/em&gt;. Come speri che venga accolto dal pubblico?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Ovviamente spero bene. Chi si aspetta da me una cosa nuovamente provocatoria e sanguinosa però resterà deluso: qui tocchiamo corde sensibili anche se attraverso il fantastico. Serviranno fazzoletti a portata di mano!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Sei al tuo secondo film. Citando una nostra vecchia intervista, anche stavolta ci troveremo davanti ad un &quot;film trash fatto con gli scarti di una cena di lusso&quot;?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;In qualche modo si: ho avuto un budget &quot;ridicolo&quot; (mi si passi il termine che non vuole esser irrispettoso per chi ha investito, anzi) per realizzare anche questo mio secondo film...meno di 30mila euro! Incredibile quello che siamo riusciti ad inventarci ed i risultati sono davvero da serie A. Grazie al coraggio di persone come &lt;strong&gt;Daniele Panizza&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Giuseppe Petruzzellis&lt;/strong&gt; che a differenza di molti che parlano parlano, fanno davvero qualcosa  per dare spazio al cinema indipendente! Un plauso speciale va anche alla partecipazione del cast che stavolta è davvero straordinario.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Sappiamo che hai rilasciato in giro pochissime informazioni. Sarebbe possibile sapere qualcosa in più sulla trama o, magari, qualche chicca particolare?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Mi fa piacere quello che dici, dimostra che sei una persona attenta! Ho tenuto molto mistero attorno al film finora, lasciando che la gente ne traesse le proprie conclusioni, ed i paragoni con &lt;em&gt;Freaks&lt;/em&gt; di T. Browning (mi inchino!) non sono mancati.&lt;br /&gt; Ma questo film - posso rivelarti - che è il seguito di &lt;em&gt;House of Flesh Mannequins&lt;/em&gt;; un seguito &quot;ideale&quot; certo, poiché si svolge in tutto un altro tempo. Chiunque ha visto il mio primo film è rimasto colpito dal corpo centrale dove, in un sogno, il protagonista va appunto nel MUSEO dei MANICHINI di CARNE.&lt;br /&gt; Questo secondo film ci ri-porta dentro quel museo e ri-troviamo parte degli stessi personaggi: Il nano Francese, Sua moglie (in flesh mannequins interpretata dalla formosa &lt;strong&gt;Roberta Gemma&lt;/strong&gt;) dall'inconfondibile cappello turchese, le vetrine coi mostri fino al mangia spade Damocle (il grande &lt;strong&gt;Scott &quot;murrugun&quot; Nelson&lt;/strong&gt;). In una scena curiosa nelle intenzioni originali, la protagonista doveva esser di nuovo Irena Hoffman, e si ritrovava nel suo sogno nella casa assieme a Sebastian, ma poi, cambiando protagonista, anche la scena si è evoluta di conseguenza.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Già dalle prime immagini la pellicola sembra richiamare un ambiente circense abbastanza decadente e misterioso. Cosa hai voluto trasmettere attraverso questa tua idea dei &quot;Freaks&quot;?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Decadente e Misterioso... sì! Io lo definisco (proprio per motivi registici anche) &quot;&lt;em&gt;un labirinto di specchi dove ci si perde per ritrovare se stessi&lt;/em&gt;&quot; ed infatti il tema dell'immagine è molto indagata nel film: ci sono personaggi &quot;doppi&quot; e personaggi &quot;mezzi&quot;, milioni di riflessi distorti in superfici specchiate, ma anche specchi ingannatori che riflettono quello che non c'è, riflessi d'acqua e così via. Devo dire che mi son rifatto molto a Peter Greenaway e ad un film poco conosciuto che vinse il Leone d'Oro a Venezia negli anni 60: &lt;em&gt;L'anno scorso a Marienbad&lt;/em&gt;, di A. Resnais.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Proprio parlando dei &quot;fenomeni da baraccone&quot; e quindi del film di Browning, quali altre citazioni hai voluto immergere nella tua opera?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Ha lo stesso spunto base che poi è lo stesso spunto di &lt;em&gt;Niagara&lt;/em&gt; e di &lt;em&gt;Ossessione&lt;/em&gt; e di altri milioni di film: ossia la bella che, con la complicità dell'amante, vuole far fuori il ricco marito, ma qualcosa va storto! C'è poco di Freaks qui, non ci sono personaggi simili: abbiamo Lune canterine, Clown muti, statue di Madonne parlanti, Donne barbute in crisi di identità, ed il personaggio della cattiva di turno è molto ispirato proprio alla recitazione di Marilyn Monroe e &lt;strong&gt;Valentina Mio&lt;/strong&gt; (prima volta sullo schermo) offre una grande prova recitativa, assolutamente non inferiore a quella di un inedito &lt;strong&gt;Francesco Venditti&lt;/strong&gt; e a quella del grandissimo &lt;strong&gt;Fabiano Lioi&lt;/strong&gt; nelle vesti del nano francese!&lt;br /&gt; Riguardo altre fonti di ispirazione in più, in questo film viene esaltata la componente &quot;felliniana&quot; dei personaggi, già accennata in Flesh Mannequins. Aver avuto dalla Kikko Music poi le musiche di Rota cantate da Giovanna, è una delle chicche del film. Come &quot;Flesh&quot; ha anticipato di mesi la tematica di TORTURE PORN ora tanto in voga, anche &quot;Museum&quot; credo cavalcherà un’onda fortunata vista l'attenzione su Fellini suscitata anche dal recentissimo NINE.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Vorresti anche raccontarci, nello specifico, la citazione di Betty Boop, con l'estrazione del personaggio del Clown? Ammetto che le lune parlanti, a primo impatto, mi hanno riportato in mente il video &quot;Tonight, Tonight&quot; degli Smashing Pumpkins…&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Sei molto attenta, vedo! Alcune immagini del film e molte soluzioni &quot;registiche&quot; derivano proprio da situazioni da &quot;cartoon&quot; e di film muti, tra cui il look del clown KOKO, quello di Betty Boop appunto, che mi ha sempre terrorizzato quando ero piccolo! Pensa, c'è un incubo pieno di cose terrificanti nel film e lo presentiamo come un film muto - a colori - a tempo di charleston! Il risultato è sconvolgentemente diverso! Ho messo in questo film tutto quello che mi ha accompagnato nella mia crescita immaginifica e culturale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;I personaggi della pellicola sembrano molto affascinanti: da Salomè, al Clown muto fino a Marcel il nano. Qual è quello che ti ha ispirato maggiormente?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Non posso escludere nessuno... mi sentirei in colpa: c'è una inquietante madre/bambina pazza interpretata da &lt;strong&gt;Elda Alvigini&lt;/strong&gt;, una filosofica &quot;signora dei bagni&quot; resa viva dalla grandissima &lt;strong&gt;Maria Rosaria Omaggio&lt;/strong&gt; che si sdoppia anche come Madonna, la luna canterina di Giovanna (che nel film canta le arie felliniane di Nino Rota)... devo dire che uno dei personaggi più riusciti è proprio il clown muto Jeremiah (&lt;strong&gt;Valerio Morigi&lt;/strong&gt;), ma sono apprezzabili anche la delicatezza del ruolo di Sansone - l'uomo forzuto - a cui &lt;strong&gt;Francesco Venditti &lt;/strong&gt;ha regalato molte sfaccettature psicologiche di fragilità interiore. Poi si passa dalla cattiveria senza pari di Salomè (&lt;strong&gt;Valentina Mio&lt;/strong&gt;), alla sfortunata Olimpia (interpretata &quot;alla Magnani&quot; da una grandissima &lt;strong&gt;Adele Tirante&lt;/strong&gt;) fino a &lt;strong&gt;Giampiero Ingrassia&lt;/strong&gt; che nel ruolo inedito della Veggente (eh si, LA VEGGENTE!!) regala momenti di surrealistica poesia! Comunque ho cercato di utilizzare ogni attore in un modo inedito e credo sarete sorpresi di vedere il fantasma della &quot;pin up&quot; interpretato dalla Cucinotta, o il maestro di Cerimonie di &lt;strong&gt;Venantino Venantini&lt;/strong&gt;, fino alla vecchia ubriacona 80enne di &lt;strong&gt;Yvonne Sciò&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Parlando in particolar modo del personaggio di Venere, hai detto che è stata creata molti anni fa, da un tatuaggio. Ci racconteresti la vicenda?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Amo il mondo circense e ne ho sempre voluto far parte, ma invano. Non sono riuscito ad avvicinarmi a certe tecniche che richiedono la pratica da quando sei bambino; fondai una compagnia/sideshow con cui ho realizzato anche cosette interessanti e 4 anni fa decisi di tatuarmi una donnina Freak, rivolgendomi ad Amanda Toy (la più nota tatuatrice italiana nel mondo) che mi ha disegnato sulla parte esterna della coscia, una donnina dal trucco retrò, senza un braccio (sostituito da una protesi) e senza gambe. Questo personaggio, questa sventurata &quot;Venere di Milo&quot; di carne, è diventato uno dei personaggi più belli del film grazie alla bravura della splendida &lt;strong&gt;Nancy de Lucia&lt;/strong&gt;. A sua volta il tatuaggio, deriva da una foto che feci per Donatella Rettore e che divenne la cover del CD &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tutti pazzi per Rettore&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (edel) in cui la raffiguravo come una Venere di Milo di carne.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Colori, costumi e trucchi sono meravigliosi. Molto appariscenti e stravaganti. Sei soddisfatto della resa finale?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Sono soddisfattissimo e non potevo chieder di meglio. Pensa che chi ha lavorato a questo film è in gran parte alla prima esperienza sul set e guarda che risultati, che energia!&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Stefania Seminara&lt;/strong&gt; ha creato parrucche ed acconciature dal nulla; credo saprebbe acconciare una persona anche avendo solo dei fili di paglia. &lt;strong&gt;Gianluca Ferraro&lt;/strong&gt; viene dalla moda invece ed il suo stile &quot;burlesque&quot; era perfetto per questo film. Una menzione speciale va alla splendida fotografia curata in tutto e per tutto da &lt;strong&gt;Giuseppe Pignone&lt;/strong&gt;, un instancabile giovane che farà molta strada.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;E dell'effetto dell'Angelo del Buio?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Una delle mie parti preferite, sia perchè c'è la Omaggio che fa la Madonna messicana, sia per la qualità degli effetti visivi, curati da uno dei produttori stessi, &lt;strong&gt;Giuseppe Petruzzellis&lt;/strong&gt;, che questa e ben altre mirabolanti imprese ha compiuto per questo film, compreso l'effetto &quot;vecchia foto&quot; che sarà la costante visiva di tutta l'opera.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Con un cast davvero particolare, dall'esordiente Miss Cinema 2008 Valentina Mio, a Elda Alvigni, fino a Maria Grazia Cucinotta. Come ti sei trovato con loro a livello di recitazione?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Ho seguito molto Valentina, ma è stata una ragazza capace di ascoltare  e non mi ha dato preoccupazioni anzi, solo soddisfazioni. Tra le nuove proposte ci sono delle rivelazioni affascinanti come &lt;strong&gt;Giuseppe Comunale&lt;/strong&gt; che insieme a &lt;strong&gt;Miguel Larraz&lt;/strong&gt; offrono una coppia fantastica sullo schermo: uno con l'accento siciliano e l'altro spagnolo! Agli attori con esperienza, come Elda o Maria Grazia, ho solo detto &quot;divertitevi&quot; e loro l'hanno fatto…&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Credi, a questo punto, di poter toccare vette più alte attraverso &lt;em&gt;The Museum Of Wonders&lt;/em&gt;?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Se facciamo il paragone con Flesh Mannequins, posso già dire che ho toccato vette altissime, sotto TUTTI i punti di vista, poi in questo caso, il film si avvale della sceneggiatura di &lt;strong&gt;Elio Mancuso&lt;/strong&gt;, che non è solo uno sceneggiatore – attenzione - ma un POETA... e vi assicuro che questo fa la differenza.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;A proposito complimenti per la candidatura di &lt;em&gt;House Of Flesh Mannequins&lt;/em&gt; al Festival A Night of Horror. Come ci si sente?&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Beh prima ancora di questo prestigiosissimo ed internazionale (forse il più grande) festival di &quot;settore&quot;, abbiamo presenziato in competizione ufficiale al Festival del Cinema di Santa Fe. Flesh Mannequins oltre le sterili polemiche, sta iniziando a riscuotere il successo e l'attenzione che forse merita.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Grazie Domiziano per averci dato la possibilità di una seconda intervista, ormai per noi del MarteMagazine sei di casa. &lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Grazie di poter crescere e condividere con voi le mie piccole/grandi esperienze!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;em&gt;Alessia Grasso&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
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