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LA CAROVANA DI WAZOO – 08-02-2010

Lunedì 8 febbraio intervista e showcase acustico per La Carovana di Wazoo. http://www.myspace.com/lacarovanadiwazoo

carovanaRECENSIONE MARTEMAGAZINE Che giudizio scomposto e infondato si può dare de La carovana di wazoo? Ci appare come un carrozzone affascinante di sperimentazioni emotive e pasticci di coguaro, questo sì, però tecni-camente la sento non come un white russian alla camomilla, ovvero non del tutto terapeutica, a parte la zappiana filastrocca circense (da modellare ognuno sulle insoddisfazioni ridicole che pre-ferisce) di “Mi pagano per farlo”, che si impunta su un povero somarello carico di tre nanerottoli di burro e 77 sonaglini a forma di ciccio, che non va nè avanti nè indietro, creando impacci all’in-cantatore cornuto senza moglie (e perché no?) che procede grazie agli sberleffi del pubblico, ormai confuso anche riguardo al verso del proprio bacino, essendo stato per troppo tempo pagato per dire le cose al contrario. Mi ricorda qualcuno… La quiete apparente invece non riesce a distrarci dal pensiero molesto che “12 ore con Guendalina” sono probabilmente troppe, forse si potrebbe alleggerire lo sforzo invitando come terzo incomodo un lanzichenecco riccioluto e bassotto, nel ruolo di falso amicone, anzichè buttarla su quell’andamento ipnotico che usa la nostra fantasia più stellare logorandola con una chitarra graffiante che infine schiaccia ogni mandolino dando spazio agli errori imperdonabili dell’esistenza cantati da un paio di voci che si sollazzano con un languore incoerente. AmorPsiche rimette le cose nella giusta prospettiva, preferisce l’Ade all’Olimpo, specie in odore di psichedelia ficcata in un rock ossessivo da Pink Floyd prima fase, tipo Careful with that axe, Eugene mentre io Set the controls for the heart of the sun e li metto al massimo per far sparire l’ombra e scottarsi un po’ con l’energia delle macchie solari così simili alle quelle di Rorsach, se ci si tuffa con l’I-pod tra i fornelli accesi e le orecchie (non provateci a casa!) “Ti addormenterai e ti stupirai perché martedì non ci sarò”, sarò andato in cerca dei testi composti in Carovana, per poter vivere come te, o con più verosimiglianza, come loro, dice uno che rimpiange che “l’immensità non esiste più”, a forza di consumarla con desolate ballate teneramente allucinate come “Canzone per vecchi animali” o con “film senza trama” col cui audio ci si addormenta tra le perplessità di una vita che, tra lente piccole, ripetute ripartenze, stinge grondando colori impastati in un’unica colata. dove immaginazione e realtà e ricordi si fondono in un marroncino indistinto “tra la morte e l’amore”, piccola storia nella saga di un popolo estinto, che… “solo un dio invidioso avrebbe potuto odiarli, solo un dio cieco avrebbe potuto amarli”. Mentre, se ci si inteerroga sul “Come”, si resta intirizzito dal gelo tumefatto post-pro-gressive, che porta un pupazzo cavo a riconoscere che “non c’è niente dentro me”. E se pro-vassimo a riempirlo di schiaffi? No, per carità, suona bene disperato com’è!

alfredo angelici, contestaccio, ecoradio, martelive, nizni, un palco per tutti

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