Mercoledì, 10 Febbraio 2010 11:55

Migliore - Valerio Mastandrea

Scritto da Emanuela Meschini
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[TEATRO]

migliore-locandinaROMA–  Un monologo, ma affollato di personaggi. Irresistibilmente comico, ma dal sapore amaro. Un racconto sul prezzo del successo, ma da un punto di vista diverso dal solito.

Si tratta del Migliore, lo spettacolo scritto e diretto da Mattia Torre che Valerio Mastandrea ha riproposto a Roma, al Teatro Quarticciolo dal 20 al 29 gennaio e al Teatro Tor Bella Monaca dal 30 gennaio al 4 febbraio, nell’ambito di un progetto di divulgazione periferica della cultura, con una produzione realizzata dal Teatro di Roma in esclusiva per il circuito dei Teatri di Cintura.

Migliore è la storia di Alfredo, un uomo fondamentalmente buono, sempre gentile e accomodante,valerio_mastandrea un po’ insicuro e remissivo. Alfredo lavora per una grande azienda, che offre ai suoi clienti, possessori della prestigiosa Emerald Card, un servizio telefonico esclusivo, dove una sorta di segretario tuttofare è a loro disposizione per esaudire qualunque tipo di richiesta, anche la più folle (“Alfredo, voglio una Porche, la voglio gialla e la voglio ora”). Nel tempo libero, fa parte di una associazione per la salvaguardia delle cose ‘belle’, le ‘cose di una volta’, che organizza laboratori sul pane o i dolci ‘di una volta’ o che adotta un pero di montagna a rischio di estinzione.
Alfredo si lascia sopraffare da tutti, sul lavoro e nella vita privata. Troppo lento e troppo poco ambizioso per gli standard efficientisti e rampanti della sua azienda, il suo posto di lavoro è in bilico e tutte le ansie e le frustrazioni che accumula gli provocano l’insonnia e una serie di piccoli malanni, che rendono la sua vita monotona e vuota ancora più triste.
Alfredo ha paura della morte, e quindi anche della vita. È vivo, ma paranoico, ha un ‘buco della personalità’ attraverso cui assorbe tutto ciò che lo circonda.
Finché, un giorno, un evento drammatico sconvolge la sua esistenza, un incidente, causato proprio dalla sua gentilezza, di cui si sente responsabile e per il quale viene invece, con suo grande stupore, assolto. Il buco della sua personalità si allarga a dismisura per poi richiudersi, definitivamente, trasformandolo in un uomo ‘cattivo’, cinico e prepotente. E nel momento in cui smette di subire, reagisce e addirittura maltratta perfino i clienti, conquista la stima e l’ammirazione di tutti, sparisce l’insonnia, spariscono i malanni e gli si aprono tutte le porte.
foto_mastandrea_2La totale perdita di ogni forma di ‘sensibilità’, è questo, dunque, il prezzo del successo richiesto da questa nostra ben strana società.

In un palcoscenico buio, privo di scene, illuminato solo da un gioco di occhi di bue che ne accompagnano i movimenti, Valerio Mastandrea regala con questo bel testo un’ottima prova d’attore. Nel sottolineare il graduale passaggio dal grigio, remissivo e un po’ curvo Alfredo al sicuro e prepotente uomo di successo attraverso lievi, ma percettibili cambiamenti nella postura e nella mimica, ma anche nei sapienti giochi vocali con cui dà vita alla sua storia e ai mille personaggi che lo circondano e accompagnano.
D’altronde, non si tratta che di un’ulteriore conferma di un talento già ampiamente riconosciuto sugli schermi cinematografici, nei quali è peraltro presente ancora in questi giorni con il film La prima cosa bella di Paolo Virzì.

Emanuela Meschini

Letto 10005 volte Ultima modifica il Mercoledì, 10 Febbraio 2010 12:00

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