Sabato, 07 Febbraio 2009 07:50

La percezione dell'altro: Milan Kundera

Scritto da Daniela Cutolo
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[LETTERATURA]

Contro i sentimenti siamo disarmati poiché esistono e basta e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non possiamo nulla

Fin dall’inizio Milan Kundera ci introduce all’interno di questo mondo ovattato in cui uno sguardo, un pensiero, un’idea divengono fulcro portante della narrazione.

L’autore non è nuovo a questo tipo di testi, in fondo, già con L’insostenibile leggerezza dell’essere, ci aveva insegnato ad indagare nel profondo del personaggio, come se la personalità che tra le sue righe veniva delineandosi non bastasse a rappresentarlo, perché in fondo sono le piccole cose a rivelarci la profondità dell’esistenza. Nell’Identità è questo ciò che cerca di riproporre: un’idea di letteratura che dia spazio non tanto alla storia, quanto alle emozioni che ne delineano lo svolgimento.

Tutto il romanzo gioca su un’idea di incontro/scontro tra persone, sentimenti, paure e sogni. L’idea è quella di un confronto parallelo tra due personaggi, legati intimamente da un amore che cela sofferenze e desideri d’evasione, inseriti in una realtà ostile ed incomprensibile. Un uomo e una donna intrappolati in un vortice di parole non dette e perversioni, sconvolti all’idea di perdere ciò che più d’ogni altra cosa bramano: l’essere amati.
Partendo da questa paura egoistica l’autore ne delinea lo sviluppo. Ci mostra come nasce, come si insinua nel cuore dell’innamorato, fino a farlo divenire schiavo del desiderio. Indaga ogni piccolo angolo inesplorato dell’Io del personaggio, come a voler dimostrare quanto ognuno di noi ne sia soggetto. Una volta giunto all’inevitabile conclusione, ci lascia, lì, immobili, ancora inconsapevoli del segreto che ci è stato svelato, ma sempre attenti per la paura di essere coinvolti in tale peccato.
La sensazione di non riconoscere, anche solo per un momento, la persona che pensavamo fosse per noi come un libro aperto, lo spaesamento che ciò suscita porta a sentirsi di riflesso ignari della propria identità.

Queste e altre sono le tematiche con cui il lettore deve fare i conti. Un’affascinante brulicare di quesiti, ai quali, il libro, non può e non deve dare del tutto delle risposte. Insomma una storia di percezioni questo romanzo, espressione dell’arte dilatatoria dell’attimo significativo di Kundera. Un testo che ci proietta verso un’idea d’amore, come piacevole condivisione e accrescimento reciproco, in un mondo sempre meno disposto ad abbandonare la dimensione egocentrica a favore dell’incontro sincero con l’altro.

Letto 7076 volte Ultima modifica il Lunedì, 27 Aprile 2009 23:36

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