Martedì, 27 Ottobre 2009 14:19

(Sur)Reality americano

Scritto da Amanda Ronzoni
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[TRIP: NOTE DI VIAGGIO]

viaggiSe avete una passione per Magritte, ma anche per il realismo di Edward Hopper e vi piacciono i film dei fratelli Cohen, lascerete volentieri alle spalle il glamour di Los Angeles per addentrarvi nel cuore della California. Viaggiare da queste parti è come passare da una pellicola cinematografica all’altra.

Il viaggio ci porta attraverso Desert Valley, il Mojave National Preserve, costeggiando il fiume ViaggioUSA1Colorado, tra California e Arizona, per arrivare nel deserto di Sonora, fino all’Organ Pipe National Park, al confine con il Messico.
Ogni situazione ha come un suo filtro fotografico: colori e luci del tutto particolari. Vuoti e silenzi.

Quando arrivo alle Mesquite Flat Dunes c’è l’effetto “deserto del Sahara”: 11 chilometri di sabbia finissima circondata da montagne rocciose. Sono a Stovepipe Wells, un avamposto da pionieri: un unico motel con piscina, un piccolo supermercato, una pompa di benzina, la stazione dei ranger, un ristorante e l’immancabile negozio di souvenir. Ogni sera qui per assistere al tramonto si raduna un discreto pubblico, che si disperde in silenzio tra le dune, rapito, come ipnotizzato dalla sabbia che cambia colore al declinare del sole.
ViaggioUSA2Nel giro di pochi chilometri si passa all’effetto “torta al gelato”. Il deserto dopo Stovepipe è infatti circondato da montagne che ricordano le volute di una torta gelato vaniglia variegato cacao. Sembrano quasi un miraggio o forse sono la materializzazione di un desiderio nascosto in qualche piega della mia mente. Proseguendo, nel mezzo del nulla spuntano le palme del Pueblo di Furnace Creek, crocevia di alcuni tra i posti più spettacolari al mondo. Dopo pochi chilometri si incontrano le distese salate di Badwater, 85,5 metri sotto il livello del mare. Sono il punto più basso del nord America. Un merletto di cristalli di sale, dove regna la Fata Morgana (altro effetto speciale) e le temperature raggiungono livelli folli.

Per arrivarci si transita davanti all’Artist’s Palette (non sembra il nome di un filtro per Photoshop?),ViaggioUSA3 una formazione montuosa che passa in rassegna una gamma di colori che sembrano colati dalla tavolozza di un pittore. E da ultimo, sulla strada per Las Vegas, ci si ritrova a Zabriskie Point. In cima alla collinetta panoramica c’è un’unica panchina, solitaria. Seduti lì lo sguardo corre sulle cime, lungo i dirupi di calcare scavato e levigato da secoli di piogge. Invece di partire per la città che fa da sfondo a CSI, decido di restare sul set del film di Antonioni e di godermi lo spettacolo in technicolor prodotto dal tramonto.
Calato il sole resta da trovare un posto per la notte. Il lussuoso resort di Furnace Creek ha il cartello “No vacancy”, Los Angeles è piuttosto distante. Prendo la via per il confine con l’Arizona e incappo in un’inquietante mucca gigante che segnala però la presenza di un Hotel-Casinò, sempre in mezzo al nulla. Nel piazzale antistante l’albergo c’è, rassicurante, la macchina della polizia. Entro e sono proiettata negli anni ’70. Effetto Life On Mars. Un po’ più datati e decisamente meno ben tenuti i personaggi che si aggirano tra le slot-machine. Il posto però è pulito e il letto king size.

Più a sud mi aspetta il Mojave National Preserve. Dopo la cittadina di Baker, che vanta il termometro più alto al mondo (44 metri), si entra nel parco del Mojave. È come attraversare un giardino immenso e ordinato, popolato da yucche e cactus. Non incontro anima viva per un centinaio di chilometri. Scendo lungo il confine tra California e Arizona, costeggiando a tratti il fiume Colorado, tra villaggi di nativi americani, insediamenti di pensionati e case per le vacanze. ViaggioUSA4Qui lo spirito dei pionieri non è mai morto. Solo non si fa più campo mettendo in cerchio carri e cavalli, ma enormi caravan, fuori strada e dune buggy.
Mi addentro nel deserto di Sonora, fino all’Organ Pipe National Park, al confine con il Messico. Attraverso posti che sembrano il parto della fantasia dei fratelli Cohen: la strada è una striscia di asfalto costeggiata solo da pompe di benzina, qualche roulotte dall’aria stanziale, file di cassette della posta senza case dietro. Fanno quindi la loro comparsa i saguari, prima sporadici, poi sempre più folti, quasi un bosco. Alti anche più di tre metri, il fusto verde e carnoso, spine rosse, i rami – tipicamente due o tre -  piegati in gesti singolari. Mi sembra di essere sul set di uno Spagheti-Western.

Sulla via per tornare a Los Angeles, guardo la cartina e scopro di essere tra Bagdad e Bombay ViaggioUSA5Beach. Effetto teletrasporto? No, è che qui i paesi hanno spesso il nome del luogo d’origine del primo pioniere che piantò il picchetto. Bombay Beach ti accoglie con un enorme cartello “Welcome”, in una distesa brulla e polverosa, che conduce alle acque immobili, sature di sale, che prendono il nome di Salton Lake. Lo scenario, degno del miglior Magritte, è da fallout nucleare. Nei giardini senza fiori sono parcheggiate Chevrolet degli anni ’50 in perfette condizioni, l’autoclave dei pompieri è stata da poco tirata a lucido e sembra pronta a partire. Dalle parti di Bagdad si alza una colonna spessa di fumo. Ma non succede niente. Non c’è anima viva intorno, solo la scritta al neon di un ristorante a bordo lago si illumina verso sera.
Quando arrivo a Los Angeles, sulla sabbia di Hermosa Beach, le sue ville colorate, le palme e le torrette del County Lifeguard Service hanno un’aria tutto sommato familiare. Direi normale, se non fosse che da un momento all’altro mi aspetto di veder sbucare dalle onde del mare David Hasselhoff e Pamela Anderson in tenuta Baywatch

INFO COME ARRIVARE E DOVE ANDARE

È sempre utile visitare www.viaggiaresicuri.mae.aci.it per le pratiche e i documenti riguardanti le modalità di ingresso nel Paese, oltre che registrare il proprio itinerario presso il sito www.dovesiamonelmondo.it.
Per avere un’idea del paesaggio che ci attende durante il viaggio c’è GoogleEarth, mentre GoogleMaps è utile per individuare pompe di benzina, punti di ristoro e sosta lungo il percorso.
Recentemente Lufthansa e Alitalia stanno facendo delle offerte interessanti: i voli per gli USA sono da prenotare subito per volare entro primavera 2010.

Dove mangiare:
Cominciamo dalla colazione: ormai StarBucks è un must e lo si trova nelle località principali, in alternativa si compra qualcosa di già pronto ai convenience stores che solitamente si trovano in prossimità delle stazioni di rifornimento. Fast food più o meno noti sono presenti ovunque. Per non fare però il pieno di colesterolo, meglio scegliere le Steak Houses, dov’è possibile mangiare cucina casalinga, ma anche qualsiasi locale, magari low profile, che abbia una sana aria di frontiera.

Dove Dormire:
Lungo il percorso si trovano le principali catene americane di hotel e motel, con prezzi per tutte le tasche. Si va dai più economici e spartani Motel6, Super8, Days Inn, a salire con Holiday Inn, Knights Inn, Best Western. Per chi vuole coccolarsi c’è il Furnace Creek Inn Resort (www.furnacecreekresort.com) un’oasi lussureggiante  nel cuore della Death Valley, che offre comodità e lusso con attenzione però alla sostenibilità ambientale (si consiglia di prenotare però prima della partenza).

Amanda Ronzoni
Le fotografie sono di Amanda Ronzoni © 2009 – su gentile concessione
Ogni riproduzione è vietata
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Letto 7496 volte Ultima modifica il Martedì, 27 Ottobre 2009 14:28

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