Premio Speciale "Celeste Brancato" - MArteLive

Venerdi 13 a sabato 14 maggio al Teatro Ambra alla Garbatella si terrà lo spettacolo 8.10.88 di Martina Ruggeri e Erica Z.Galli, vincitrici del Premio Speciale "Celeste Brancato" al MArteLive 2010.

Industria indipendente presenta
8.10.88
di 
Martina Ruggeri e Erica Z.Galli 
con Roberto Rotondo
Regia Martina Ruggeri

“La danza è un rozzo tentativo di entrare nel ritmo della vita” George Bernardt Shaw

In attesa di celebrare l’anniversario della morte del padre Arturo, Salvatore Santangelo ripercorre il giorno che trasformò per sempre la sua identità: l’8.10.1988. Salvatore, ormai trentenne, rivive con disperazione e disincanto quelle fatidiche ore dell’otto ottobre quando il genitore, un ballerino qualunque di danza classica, riesce a diventare il protagonista della scena della Scala ma catastroficamente cade. Al tempo danzatore in erba di 10 anni pronto a scavalcare suo padre Arturo e a rendere orgogliosa sua madre, ex-ballerina dalle caviglie ormai troppo gonfie, Salvatore viene schiacciato dal peso della caduta del genitore e da un’esagerata attesa che lui prenda il suo posto. 
La malattia paterna pesa su di lui come qualcosa di ineluttabile, da cui fuggire e in cui incarnarsi nel tentativo disperato di rimanere in continuo equilibrio. Convinto di essere la sua perfetta prosecuzione da piccolo cigno e bambino pieno di grazia Salvatore costruirà su di sé una vera e propria maschera del contrario e ,in scena, diventerà l’esatto opposto di come era a 10 anni: un 30enne sgraziato, amante di Elvis disordinato e…claudicante.

note i regia

Aver continuamente paura di crollare, essere sul filo del rasoio, mostrarsi deboli per non cadere: Salvatore Santangelo è un eroe, un uomo solo di fronte ad un destino, quello che ha letto negli occhi del padre la sera dell’8.10.88. In scena lo troviamo solo, forte e debole, nostalgico e vendicativo nei confronti di un passato che lo ha trasformato totalmente. Sono le scarpe le sue maschere che, invece di celare, rivelano la malattia, quella falsa zoppia che è l’ultimo e disperato tentativo di rimanere in equilibrio. Sulla scena Santangelo si rivela amante di Elvis e del rock, in totale contrasto con l’armonia della danza, suo esatto opposto, in grado di cancellare ogni accenno della grazia infantile e strumento magico capace di scacciare la morte.
Il personaggio è stato modulato in maniera totalmente disarmonica: le parole, i gesti e lo stesso modo di raccontarsi di Salvatore esprimono un continuo alternarsi di alti e bassi, dolcezza e asprezza, follia e estrema lucidità.Come ogni essere umano, Santangelo si dimostra una sorta di “Giano bifronte” capace di sdoppiarsi e al tempo stesso di essere un'unica persona: fragile , al limite e in perpetua attesa che ogni cosa si trasformi. In tutto il corso della piece ci scopriamo e ci agitiamo stonati insieme al suo protagonista diventando i primi ballerini di una danza priva di coreografia che è la vita, di cui riusciamo solo a disegnare alcuni passi incerti.


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